Sesso e Tecnologia

Avete mai pensato a come sia cambiata la sessualità con l’avvento della tecnologia? 

Quali sono gli aspetti negativi di questa rivoluzione del sesso, e quali quelli positivi? Sapevate che esistono i “robot del sesso”? Avventuriamoci in un’analisi della sessualità nel ventunesimo secolo, dei suoi pericoli e dei suoi vantaggi.

Breve storia della pornografia

La collezione più antica di arte erotica viene da Pompei. Si tratta di affreschi che rappresentano rapporti sessuali, che erano esposti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, fino all’ordine di Francesco I di Napoli che ordinò di chiuderle nel “Museo Segreto”, dove rimasero per più di cento anni.
Ad oggi, il modo più efficace di trovare “arte erotica” è ovviamente cercare sui motori di ricerca quello che c’interessa; Damon Brown, scrittore di vari libri incentrati sul sesso, dice che “Appena inventiamo una macchina, la prima cosa che cerchiamo di fare è usarla per guardare un porno”.
Con l’invenzione della stampa nel 1455, infatti, il porno diventò un genere letterario piuttosto apprezzato. Nel 1524 venne pubblicato il primo libro con incisioni erotiche, nel 1749 John Cleland scrisse “Memorie di una donna di piacere”, conosciuta anche con il titolo “Fanny Hill”. Il libro trattava di bisessualità, voyeurismo, orge e masochismo; fino al 1966 rimase un racconto clandestino, impossibile da reperire legalmente.
Nel 1839 comparve il primo dagherrotipo; il primo esempio di pornografia creato con questa tecnologia risale al 1846, e ritraeva il rapporto sessuale tra un uomo e una donna. Undici anni dopo, la parola “pornografia” trovò un posto nei dizionari inglesi, ad indicare “scrittura a proposito di prostitute”.
Nel 1896 fecero il loro esordio i film pornografici con “The Kiss”, di Thomas Edison, che mostrò al pubblico il primo bacio nella storia del cinema. Ma i veri e propri film porno cominciarono a circolare all’inizio del ‘900, con il nome di “stag film”; si trattava di pellicole e girate e vendute illegalmente, che mostravano rapporti sessuali amatoriali ripresi da “registi” altrettanto inesperti. Tra questi, si distinse l’italiano Lasse Braun, conosciuto anche come Alberto Ferro, che girò cortometraggi muti a tema pornografico. I suoi film venivano proiettati in cabine chiamate “Peep Show Booths”, che funzionavano a gettoni ed erano comprensive di un pacchetto di fazzoletti. In questo periodo, il porno diventò un prodotto commerciale, e nel 1972 uscì il primo film porno legale, “Dietro la porta verde”, e il famoso “Gola Profonda”, con Linda Lovelace. Ma la vera rivoluzione si ebbe nel 1976, con il lancio del VHS; gli spettatori, in questo modo, potevano godere del materiale pornografico in completa solitudine, a casa loro. O almeno, quelli che possedevano un videoregistratore; tra questi, il 75% comprava videocassette porno.
Arrivando ai giorni nostri, nel 1991 inizia l’era di Internet, ed il primo sito porno non si fa attendere molto: nel 1994 apre il primo sito porno, Xvideos, chiamato così in onore della “X” che nel 1951 stava ad indicare la categoria porno e tutt’oggi uno dei siti web più popolari, seguito da YouPorn, Tube8 e PornHub.

I Robot del sesso           

Qualche tempo fa, Helena Driscoll, psicologa della sessualità e delle relazioni, indicò una data in cui, secondo lei, le relazioni fisiche avrebbero cominciato ad apparire “primitive”, in seguito ad invenzioni tecnologiche sul piano sessuale. In realtà, siamo già sulla buona strada per realizzare questo tipo di futuro; in alcuni paesi, come nel Regno Unito e in Francia, infatti, esistono già dei bordelli nei quali le prostitute sono state rimpiazzate da bambole robotiche, tutte con sembianze diverse tra loro.
Uno dei primi inventori nel campo delle bambole del sesso è Matt McMullen, fondatore della Abyss Creations. I suoi robot rappresentavano uomini e donne idealizzati e venivano esposti in fiere e convention ma, vista la grande richiesta, l’imprenditore ha pensato di crearci un commercio. Ogni robot costa circa 5.000 dollari e può essere comprato da chiunque disponga di tale cifra.
Il passo successivo di queste bambole è stato quello di renderle ancora più realistiche, come possiamo immaginare; la collaborazione di McMullen con Realbotix ha infatti dato vita a Robot del sesso dotati di intelligenza artificiale, capacità di movimento e addirittura una personalità tutta loro.
Il modello in questione si chiama Harmony, ed è disponibile in versione femminile e maschile. La sua “pelle” è riscaldata, muove le labbra, ha espressioni facciali e ha dei sensori sparsi su tutto il corpo, il che le permette di reagire al tocco del cliente e di simulare un orgasmo. Inoltre, il robot è dotato di reazioni che possono sembrare spontanee; può prendere l’iniziativa e può anche mostrarsi offeso se viene trascurato. Il prezzo, in questo caso, è più alto: si va dai 15.000 ai 50.000 dollari.
Sempre creato da McMullan è il robot Solana, controllabile tramite un’applicazione per smartphone.
Abbiamo poi il modello Samantha, che reagisce addirittura alle barzellette e può conversare riguardo argomenti filosofici. Sergi Santos, il suo creatore, dice che alcuni uomini siano arrivati ad innamorarsene.
Sul piano etico, però, la creazione di questi robot crea non poche preoccupazioni. In alcuni paesi, infatti, sono addirittura disponibili robot bambini e robot con impostazioni che simulano una violenza sessuale.
Dopotutto, neanche i “normali” robot del sesso provano sentimenti o possono ribellarsi, cosa che rende molto problematico il loro utilizzo. Con la creazione di robot del genere, infatti, si normalizza un comportamento che, ovviamente, andrebbe condannato, insieme a gravi disturbi della sessualità come la pedofilia.
Come se non bastasse, se l’uso dei robot del sesso dovesse diventare accessibile a tutti, anche i rapporti umani ne risentirebbero; se ci si abituasse all’intimità con dei robot, infatti, verrebbe sempre meno spontaneo intrattenere sani rapporti sociali con gli altri esseri umani.

I pericoli del “sesso tecnologico”

I robot del sesso meritavano una menzione a parte, ma il discorso del sesso legato alla tecnologia è decisamente più ampio, e continuerà ad amplificarsi col passare degli anni. Il mercato legato alle attività sessuali è da sempre quello più redditizio, e continuerà ad essere così per molto tempo; va da sé, quindi, che i robot del sesso continueranno ad esistere e, molto probabilmente, diventeranno sempre più accessibili. Così come altri tipi di tecnologie, ad esempio la realtà aumentata e virtuale applicata alla camera da letto; molte donne inglesi ne fanno già uso e la preferiscono alla realtà, mentre molte altre persone trovano che sia semplicemente un modo di aggiungere pepe alla propria relazione e ai rapporti sessuali. Inoltre, ci sono altri “giochi” tecnologici disponibili per la coppia e per il singolo individuo; basti pensare ai numerosi tipi di dildi elettronici, di tutte le forme, colori, consistenze e prezzi, o le mutandine che danno una scossa elettrica tramite un telecomando che, la maggior parte delle volte, viene dato al partner.
Anche i social network vengono in aiuto della sfera sessuale: sempre più persone, infatti, hanno avventure da “una botta e via” tramite facebook, chatroulette e altri social network o siti d’incontri.
Fin qui, niente di speciale; ognuno è libero di eccitarsi come preferisce, finché non danneggia altre persone. Proprio per questo motivo, però, il “sesso tecnologico” potrebbe anche non essere tutto rose e fiori come sembra; come per altre questioni legate alla tecnologia, infatti, c’è il perenne problema della privacy.
Quello che viene caricato su internet, resta su internet. È difficile fermare la diffusione di foto, video e audio, una volta che questi cominciano a circolare in rete.

Pensateci bene; tutta la tecnologia che utilizziamo ha bisogno di essere costantemente aggiornata e, perché questo accada, bisogna collegarsi ad Internet. Anche i robot del sesso devono farlo; per captare i nostri movimenti e la nostra voce, inoltre, devono avere delle telecamere e dei microfoni. Quello che viene registrato, dove va a finire? Oppure, quando mandiamo foto provocanti al nostro partner o alla persona con cui stiamo chattando, dove altro potremmo ritrovarle?
Davvero ricercare il piacere è più importante della nostra sicurezza e della nostra privacy, e di quella delle persone che ci circondano? Fino a che punto si spingerà la tecnologia o, piuttosto… fino a che punto ci spingeremo noi?

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